La danza per me

La danza è il linguaggio nascosto dell’anima.

Forse potrà sembrare inopportuno che la prima frase di una pagina intitolata “La danza per me” sia in verità una citazione di Martha Graham, tuttavia sento una grande affinità di pensiero con Martha e data la sua incontrastata grandezza di ballerina, artista e coreografa sento che attingere alle sue parole sia nutrimento per quell’anima che ogni ballerino desidera far parlare nei propri movimenti.

Scrivo questa pagina perché desidero che la mia posizione nei confronti della danza sia chiara fin da subito. Io penso che esistano due filosofie antitetiche per approcciarsi alla danza. La prima filosofia vede la danza come un’arte performativa ed esalta il virtuosismo stilistico e la ricerca della perfezione del gesto tecnico-interpretativo: in quest’ottica la danza (e in particolare il balletto) non è per tutti, ma solo per i pochi che hanno la predisposizione, le doti fisiche e l’abilità per ballare. Secondo la seconda filosofia invece la danza è di tutti e per tutti: in questo caso il ballerino danza innanzitutto per se stesso e dialoga con il pubblico attraverso i suoi movimenti. La prima filosofia è la più tradizionale, legata ai virtuosismi dei balletti di repertorio classico, mentre la seconda è nata con Martha Graham e con la danza contemporanea. Entrambe queste filosofie vantano sostenitori illustri e sono entrambe rispettabili. Pur essendo in apparenza due posizioni molto distanti, in verità i confini tra le due non sono completamente delineati e ci possono essere posizioni intermedie che sposano alcuni aspetti di entrambi gli approcci. Tuttavia penso che ogni ballerino, coreografo o maestro tenda sempre a propendere per una delle due linee di pensiero.

Come penso avrete capito a questo punto della lettura, io propendo per la seconda filosofia. Ritengo la prima filosofia troppo rigida e talvolta addirittura “punitiva”. Spesso chi la segue tende a pensare che per raggiungere il traguardo tecnico-estetico che ci si prefigge si debba mortificare il corpo, che non è mai sufficientemente magro, agile, flessibile, preparato. Il risultato è che i ballerini non all’altezza delle aspettative (proprie o altrui) rinunciano, mentre quelli che resistono diventano ottimi ballerini e interpreti, ma mentre ballano trasmettono poco di sé. Io penso che il corpo del ballerino debba essere plasmato e modellato con l’esercizio e con la mente, ma senza costrizioni. E’ la danza stessa che permetterà di ottenere una linea più pulita o una schiena più flessibile e non l’imposizione del raggiungimento di un risultato. E se non capiterà, che importa? La danza è un linguaggio alternativo e non c’è alcun motivo che possa giustificare che a qualcuno venga negata la possibilità di esprimersi. “A nessuno importa se non sei bravo nella danza. Solo alzati e danza!” (Martha Graham).

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