Buona festa della danza!

Il 29 Aprile è la Giornata Internazionale della Danza!

Questa giornata è stata istituita allo scopo di avvicinare il pubblico di tutto il mondo alla danza attraverso eventi volti a destare l’interesse verso questa forma artistica in quanti di solito non seguono eventi di ballo nel corso dell’anno. Per questo motivo ho scelto l’immagine di un teatro gremito di pubblico che assiste ad un balletto per augurare a tutti, ballerini e osservatori, una felice Festa della Danza 2016!

giornata danza

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Chignon per capelli corti

Spesso chi ha i capelli di media lunghezza o corti entra in crisi all’idea di dover fare lo chignon. Alcune vanno appositamente dal parrucchiere per farsi pettinare, altre tentano acconciature alternative ottenendo un improbabile codino spelacchiato o teste brillantinate stile Grease. In verità ci sono molte valide alternative per sistemarsi i capelli ottenendo un bello chignon anche quando sono molto corti. Oggi vi proporrò tre soluzioni che secondo me sono molto efficaci ed esteticamente carine. Continua a leggere

Perfezione tecnica: elasticità e flessibilità (1)

Una delle principali doti tecniche dei ballerini è l’elasticità di muscoli e legamenti. In alcuni casi le doti di flessibilità sono così marcate da essere sorprendenti e le immagini che seguono lo dimostrano! Complimenti a queste ballerine iperflessibili!!!

Lettera alla danza di Rudolf Nureyev

Lo conoscete tutti. E’ stato il più grande ballerino di tutti i tempi, capace di rivoluzionare la figura del ballerino classico e di elevarla a nuovi vertici. Poco prima della morte, avvenuta 6 gennaio 1993, Rudolf Nureyev ha scritto una stupenda lettera aperta indirizzata alla danza.

“Era l’odore della mia pelle che cambiava, era prepararsi prima della lezione, era fuggire da scuola e dopo aver lavorato nei campi con mio padre perché eravamo dieci fratelli, fare quei due chilometri a piedi per raggiungere la scuola di danza.

Non avrei mai fatto il ballerino, non potevo permettermi questo sogno, ma ero lì, con le mie scarpe consumate ai piedi, con il mio corpo che si apriva alla musica, con il respiro che mi rendeva sopra le nuvole. Era il senso che davo al mio essere, era stare lì e rendere i miei muscoli parole e poesia, era il vento tra le mie braccia, erano gli altri ragazzi come me che erano lì e forse non avrebbero fatto i ballerini, ma ci scambiavamo il sudore, i silenzi, a fatica. Per tredici anni ho studiato e lavorato, niente audizioni, niente, perché servivano le mie braccia per lavorare nei campi. Ma a me non interessava: io imparavo a danzare e danzavo perché mi era impossibile non farlo, mi era impossibile pensare di essere altrove, di non sentire la terra che si trasformava sotto le mie piante dei piedi, impossibile non perdermi nella musica, impossibile non usare i miei occhi per guardare allo specchio, per provare passi nuovi. Ogni giorno mi alzavo con il pensiero del momento in cui avrei messo i piedi dentro le scarpette e facevo tutto pregustando quel momento. E quando ero lì, con l’odore di canfora, legno, calzamaglie, ero un’aquila sul tetto del mondo, ero il poeta tra i poeti, ero ovunque ed ero ogni cosa. Continua a leggere